Naso rosso

Ho imparato a conoscere e riconoscere le stagioni sul tuo viso.
Ieri sera, dopo mesi, ho rivisto il mento freddoloso sprofondare nella felpa. Sono tornata ad amare il tuo sorriso con la bocca nascosta nel collo alto, quel sorriso che cresce sulle guance ed esplode negli occhi. Ho imparato le espressioni che fai: vedendo quel movimento di zigomi e quell’arricciatura di ciglia so disegnare il dolce divertimento sulle labbra con una precisione estrema.

Il mio inverno trova casa nel tuo viso. Trova baita, rifugio sicuro e caldo.
Le conversazioni diventano parole tra nasi rossi di freddo, frasi tra occhi lucidi di vento.
Il buio delle giornate sa di buono quando mi regala i tuoi capelli schiacciati dal cappuccio e le tue mani calde di tasche.

Nell’andare e venire del tempo,
penso solo che sia bello
riconoscere il mondo che cambia,
dal colore del tuo naso.

Sull’amore, Hesse

“Pensai a ciò che noi tutti, da ragazzi, da arditi, sfacciati ragazzi, pretendevamo a buon diritto dalla vita. E quanto disperatamente poco se ne sia avverato. Eppure la vita è buona, ed è bella e ogni giorno ci tocca il cuore con le sue sacre forze. Forse anche alle povere donne succede così con l’amore. Si sentono raccontare di boschi fatati e di giardini illuminati dalla luna e dopo trovano un pezzo di terra nuda dove non rose crescono, ma qualche erba. Loro ne fanno un mazzetto e lo mettono alla finestra, e quando alla sera l’oscurità spegne i colori e da lontano giunge il canto del vento, carezzano il mazzetto e sorridono, ed è come se fossero rose e come se il campo là fuori fosse un giardino incantato.
Del resto non c’è niente di più improduttivo del meditare su chi si ama.”

Tartaruga

Anima di silenzi e di lacrime ingoiate.
Proteggila.
Fragilità di presente senza scudi, in balia delle correnti di ieri e di domani.
Accudiscila.
Racchiudi il mio timore nelle tue mani sicure, certe e forti.
Guscio e cuore. Sei guscio e cuore.
Cancellami se non ho la forza, riscrivimi audace e coraggiosa.
Anima di paure e amore.
Difendila, amala.
Difendimi, amami.

Alice sul comodino

“Caramelle e neve fresca” è arrivato tra le mani di Chiara Gamberale.
I suoi libri sono nella mia stanza, le loro pagine sono consumate dalla lettura bella e coinvolta. Ora, grazie ad un messaggero prezioso e dagli occhi sinceri, la gentile e dolce Chiara ha il mio minuscolo libro sul comodino. Il suo comodino, proprio il suo.
L’immagine è buffa e inquietante, ma è un po’ come se avesse tutta me sul comodino. Un’Alice rannicchiata tra l’abat-jour e la sveglia, seduta sopra le altre letture notturne. Quelle pagine sono “me” più di quanto io mi ci senta guardandomi allo specchio o toccandomi il viso o presentandomi a qualcuno. Quelle pagine sono Alice molto più di quanto io stessa sia in grado di esserlo ogni giorno.
A piedi nudi e con le gambe strette al petto resto ferma, con un sorriso grande sul viso che sprofonda nelle ginocchia. Aspetto silenziosa, con il cuore che batte forte per il timore incantevole e carico di speranza di chi sta per essere scoperta e messa a nudo, senza nascondigli bui ma con la luce forte che riflette sul foglio, senza mezzi termini ma con le parole tutte intere. Non vedo l’ora.

Amore di mare

Il mare ha il potere di regalarmi tante sensazioni diverse: la pace dell’acqua calma, il divertimento delle onde, la tensione del vento che lo increspa e lo rende di un blu intenso, il timore dei fondali infiniti.
La vacanza estiva, per me, è al mare. Con la spiaggia o gli scogli, i racchettoni o la maschera, le passeggiate o i sonnellini sotto l’ombra. Allora torno bimba felice, nuoto libera e rido del sole che batte forte sulle spalle ancora bagnate, sui capelli gocciolanti, sulla schiena bianca di sale.
Questi dodici giorni a La Maddalena sono stati proprio così. Ho vissuto la serenità e la spensieratezza che ogni vacanza dovrebbe regalare, ho vissuto te e noi più che mai. Allora, come da bambina, avrei desiderato rimanere lì ancora e ancora, non tornare a casa per giorni e giorni. Per continuare a stupirmi di quanto amore può esserci in un paesaggio, in una camminata, in un’alba, in un viale alberato, in una palla sull’asciugamano, nelle tue labbra salate, nei nostri costumi stesi, nei panini sotto le pinete, nei sorrisi sott’acqua.
La felicità più grande, però, è che l’amore non va in vacanza.
L’amore è tornato a casa con me.
E allora è sempre mare, sempre vacanza, sempre tutto.

Mi sono seduta comoda nel buco dei giorni senza di te, avevo alternative?

Dimmi che domani torni. Con quegli occhi là, quella voce là.  

Ogni anno sei più lontana dai ricordi vividi e dalle sensazioni (quanta paura fa?), però sei con me, in un modo o nell’altro. E lo sarai sempre.

Mi manchi tanto.

Parole scelte

Ho bisogno delle parole, per vivere.
Di inventarne, di cercarne, di leggerne.
Di scegliere quella perfetta per quel momento o per quella persona.
Di ascoltarne di stupefacenti, di emozionanti, di nuove.
Ho bisogno di riceverne in regalo, ogni tanto.

Come quelle lettere che apri con fatica per via delle mani tremolanti di attesa e fibrillazione. Con la data in cima e la lettera maiuscola al margine del foglio. Tutto diventa una scoperta palpitante, un bisogno viscerale di arrivare alla parola successiva, alla virgola, al punto, alla fine della riga, all’inizio della frase dopo, alle parole di chiusura – Ti voglio bene/Grazie/Addio/Scusa/Ti amo.
Mi entusiasma e lusinga il pensiero che dietro a quel foglio ci sia un lavoro di scelta accurata delle parole da usare e da indirizzare proprio a me. Vedo la mano che impugna la penna, la ricerca dei contenuti e della loro forma, il tavolo, la luce, il silenzio.

C’è poi quel cassetto di legno chiaro, in cui regna uno strano ordine-disordine che assomiglia al tempo che passa: lineare quanto caotico, inesorabile quanto imprevedibile. Lì dentro finiscono le lettere di anni, di persone, di momenti. C’è quella scritta sui fogli di quaderno, quella spiegazzata, quella con l’inchiostro colante di una pioggia improvvisa. Persone che si aprono, confessano, dispiacciono. Rapporti che nascono, che crescono, che si trasformano, che si perdono.

Amo metterne di nuove: aprire il cassetto di legno chiaro e posare in cima l’ultima lettera ricevuta, per custodirla con amore e rileggerla all’infinito. Amo pensare al tesoro grande che è nascosto lì dentro, alla vita che racchiude.

Le parole regalate sono il dono che preferisco, quello che mi permette di non perdere mai chi non è più con me, di capire con più lucidità chi mi ha camminato vicino per un po’ e chi ancora mi resta affianco.

Scrivo per chi amo con la stessa speranza: di non venire mai dimenticata, anche se poi ci si perde, anche se poi si cambia.
Le parole non si perdono, le parole non cambiano.

Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti.
Di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori, detti pensieri,
di rose, dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che faccian danzar le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti…
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia le pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini

Con il tuo pigiama sul cuscino

Sono le 7:30 di una calda mattina di fine giugno.
Apro gli occhi piano, confusa e ancora incosciente, e vedo te sbirciarmi dalla soglia della stanza, già lavato e vestito, con la camicia a righe e una cravatta arancione luminosa. Sei la prima cosa che vedo al mio risveglio e la tua cravatta arancione-sole diventa l’alba della mia giornata.
Mi guardi e sorridi; sono felice di essermi svegliata proprio ora, in tempo per poterti salutare. Ti chini su di me, rannicchiata tra le lenzuola ammucchiate, mi dai dei baci dolci sulle labbra e mi saluti. Sento il tuo profumo svegliarmi piano i sensi, i tuoi occhi azzurri sono il primo cielo di oggi e la tua bocca il primo sapore.
Ci guardiamo pochi secondi sorridendoci, teneri.
Riposa un altro po’, mi dici. Poi vai via.
Gli occhi pesanti tornano allora a chiudersi e mi riaddormento, un altro po’.

Il secondo risveglio è di quelli classici, estivi: sole bollente che entra nella stanza, stiracchiamento, Zoe che scondinzola al bordo del letto.
Sbatto gli occhi, inizio a prendere coscienza del nuovo giorno che inizia e i ricordi mi riportano lentamente le immagini confuse di quella stessa mattina presto, con il sole arancione in un cielo di occhi.
Sorrido forte pensandoci, poi mi giro e vedo il tuo pigiama sul cuscino.
Pantaloni corti a righe, celesti, bianchi e blu.
Sorrido ancora più forte.
È questa la vita che voglio.

Fuochi d’artificio

Uno, due e tre.
Ecco i più forti.
Ad aprire.

Poi un breve buio di attesa e iniziano.
Scoppi di luce e pioggia di schegge brillanti.
Gialli, verdi, blu.
Fioriscono in cielo per pochissimi secondi,
poi la notte li soffia via.

Un boato sordo,
un’esplosione luminosa
e tanti occhi in su,
bocche aperte,
bambini con le mani spinte sulle orecchie.

I fianchi si baciano, le dita si abbracciano:
innamorati guardano il cielo
e leggono un futuro di luce nel fuoco che brilla nel nero.
Un futuro senza botti finali,
lo sognano, lo sperano, ci credono.

Ecco i più forti.
In chiusura.
Uno, due e tre.