Pensieri (su di te) in dormiveglia (su di te)

Il tuo braccio mi fa da cuscino, lo sento sotto la nuca.
I miei capelli avvinghiati alla tua pelle, incastrati tra i tuoi nei.

Quella forma di sicurezza che i miei occhi stanchi avevano smesso di cercare
– convinti di poterne fare a meno, convinti che se anche fosse arrivata non le avrebbero mai creduto –
è nata dalla terra per caso, come i fiori più belli, lungo la strada, sotto un sole a caso, di una stagione a caso.

Oggi il mio respiro si calma con il tuo.
Prende il ritmo delle vene, del sangue, del cuore che vivono in te e in quel braccio che mi stringe piano
e ci si abbandona, con un dolce stupore di certezza.

Nel vivere insieme c’è questo vantaggio grande di potersi accordare a vicenda,
così da diventare intonati in due o stonati in due – purché sia sempre in due.
Ché poi ad una melodia dolce ci si torna sempre, con pazienza e comprensione, con complicità e sincerità.

E allora non mi servono plateali dimostrazioni d’amore, non mi servono poesie o canzoni.
La dimostrazione più grande è l’essere disposti a sfondare muri costruiti in decenni.
È il prendermi per mano e farmi guardare attraverso, tra le fessure dei mattoni spezzati.

Il tuo amore lo leggo in questa forza e in questo coraggio.
Li hai tirati fuori per me, fin dal primo giorno.
Quel primo giorno in cui avresti potuto semplicemente mettere un altro mattone e fuggirmi.
Quel primo giorno in cui hai scelto la via più incerta, la via dentro. La nostra.

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