Chi?

Ha il rumore della notte quando il sonno non si decide ad arrivare. Un ronzio soffocante, più vicino al silenzio di quanto uno creda. In realtà sembra alternare boati e rimbombi, in un su e giù di suoni rimbalzati e vibrazioni.

Lo senti invadere spazi e tempi, azioni e pensieri. Ti pervade e non ti rimane che lasciarlo fare, lasciare che ti occupi totalmente, che ti invada, scuro e torbido. Cerca ma non trova, anzi si beffa di quel che credevi aver trovato fino a quel momento. Quel poco, pochissimo, che avevi dato per certo in un secondo senza ronzii strani, senza pareti su cui far risuonare il fragore di quel silenzio, che poi così silenzioso non è, non per te.

Ha l’odore della terra intrisa d’acqua, della pioggia appena crollata su un giardino non curato, trasandato, selvatico.

Il Chi sei tu? che mi formicolava per il corpo da giorni, si fa parole e voce quando lo specchio si fa prepotente davanti a me.

“Chi sei tu? Eh? Chi?”
Me lo chiedo, me lo urlo.

Vorrei quasi esplodere, scoppiare e finire in mille pezzi proprio su quello specchio prepotente. Boom. Per poi ricostruire la sagoma con quel che rimane e ripartire da lì.

È un po’ quello che sto facendo ora. Il foglio è lo specchio, le parole i pezzetti esplosi. Poi ripartirò da qui.

Boom.

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