Resto

“Il resto della tua vita.”
Quel che resta,
quel che c’è ancora,
quel che ci sarà dal prossimo secondo in poi.
Il resto. Restare.
Rimanere. Esserci.
Ora e dal prossimo secondo in poi.
Per quel che resta.

“Per il resto della tua vita, con me, vuoi?”
“Sì”, e basta.
Una parola data su un letto rialzato, tra le risate di scherzi che si rincorrono.
Una promessa di volontà, di impegno, di desiderio. Non di più, non di meno.
Con le dita libere, ma con la voglia di tenerle intrecciate.

Se non mi fa paura, può essere solo un sì.
Se non ho dovuto pensarci un istante, se speravo di sentirtelo dire, può essere solo un sì.
Non c’è paura perché c’è certezza di volerlo.
Non ci sono certezze altrettanto forti, non lo è quella di farcela o quella di mantenere le promesse, né quella di non cambiare mai o di non avere mai dubbi.
C’è la certezza grande di volersi e di impegnarsi nel costruire giardini e colonne e rifugi, di volerlo fare davvero, per oggi e per domani.

“Il resto della tua vita.”
Non cambieranno le nostre giornate, dal momento in cui hai pronunciato quelle parole.
Non ci saranno drastici passi avanti, né evidenti cambiamenti.
Ci sarà solo la forza di un sentimento che è più grande di quanto si potesse immaginare – da quell’angioletto appeso, a quel bacio tra i cappucci.

“Per il resto della tua vita, vuoi?”
Sì, io resto, resto per il resto della vita.

E allora se si può amare più di così,
che esplodano i cieli,
che implodano gli oceani.

Non si può.
Non si può.

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2 pensieri su “Resto

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