Per vivere

Disegnava con i nei, per vivere.
C’è chi suona, chi inventa, chi studia.
Lei dipingeva color pelle sulla pelle, con le dita e i vestiti macchiati di quel rosa opaco.
Faceva aquiloni, uccelli, paesaggi, biciclette, girasoli.
A seconda dell’ispirazione, della luce, dell’umore.
Prima guardava la sua tela che, sdraiata a pancia sotto, respirava piano. Arte viva. Arte in potenza. Ossigeno che si insinua nella trama ancora vergine.
Gli occhi contavano i nei, ne studiavano le forme, le dimensioni, gli angoli.
Le dita tracciavano le prime linee, di sfondo, acerbe.
La creazione veniva dopo, nel momento in cui i nei sparsi diventavano disegni chiari e netti – ché le stelle sembrano disordinate solo finché non riconosci le costellazioni.
Puntini di pelle buia diventavano così piume di pappagallo, foglie sulle grondaie, alberi di barche.
Prendevano luce nel diventare qualcosa, dettagli.
Labbra di donna, spalle di padre, passi nella neve.
A quadro finito non c’erano occhi spettatori, né vanti.
C’era lei, pittrice e creatrice.
C’era lui, tela e colore.

Seguiva le dita, per vivere.
Non doveva far altro che sdraiarsi sulla pancia, regalarsi bianco e lasciarsi dipingere, da lei.
Con il tempo era diventato esperto nel capire i silenzi.
C’era quello denso, che precedeva la creazione: sentiva lo sguardo caldo e luminoso correre sulla sua schiena, cercare forme seminate da far germogliare.
C’era quello incerto dei primi tratti leggeri, lenti e delicati.
C’era quello passionale del disegno che sceglie le sue forme, delle dita sicure e impetuose che lo assecondano.
C’era, infine, quello soddisfatto che riempiva l’aria ad opera compiuta: sentiva le dita di lei pulirsi del colore rimasto: le strofinava sulle pieghe della gonna, sulle gambe rannicchiate.
Con il tempo era diventato esperto anche nel sentire i quadri.
Non poteva vederli, poteva però riconoscere le forme e immaginarli su di sé.
Tocchi decisi diventavano querce secolari, strade di asfalto nero, muri spessi.
Tocchi lievi diventavano venticello estivo, onde di lago, raggi di sole tra i cedri.
Lui lo sapeva, li riconosceva, li sentiva.
A quadro finito non c’erano chiodi nel muro, né gallerie d’arte.
C’era lei, amore in creazione.
C’era lui, amore creato.

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2 pensieri su “Per vivere

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