Leggimi, io sono qui

Quel che ho amato di più è stato il silenzio.
Non c’erano voci mascherate, non c’erano parole forzate.
Un momento importante, una lettera lunga, esplosa su un foglio con violenza, quasi a volergli far male, a volerlo segnare con solchi profondi. Macchie d’inchiostro incise sul bianco di una pietra vestita da foglio.
Per te.
Non vedevo il tuo viso. Vedevo le mie parole scorrere tra le tue dita, che dolci piegavano la carta. Sei più forte tu, siamo forti noi – le pieghiamo quelle parole.
Non vedevo i tuoi occhi. Sentivo il tuo respiro, calmo e regolare, rincorrere il mio cuore in fuga. Scappava da me, da quell’inchiostro scuro. Batteva veloce in cerca di riparo e luce – si è rintanato in te.
Le mie mani stringevano il tuo petto, lo accarezzavano, quasi a volerlo proteggere da quella valanga in caduta libera dal bianco delle pagine, quasi a volerlo tenere lì – non spaventarti, resta con me.
Riuscire a rimanere lì è stata la conquista più grande, guardarti negli occhi dopo e sentirmi vulnerabile e amata.
Occhi lucidi di emozioni compresse in lettere e parole, sguardi di chi ha fatto passi insieme, passi lunghi come le nostre gambe – non di più, non di meno.
Perché proprio ora?
Perché a questo punto metto in gioco ogni cosa. Punto il piatto, tutto. Per te. Per noi.
Perché te lo devo e lo voglio.
Perché mi fido di te.
Perché ti amo – e guarda che è una cosa rara.

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