Cerco parole belle e le metto da parte, quasi a volerle collezionare per i momenti di magra, per l’inverno gelido e gli alberi vuoti. Per i silenzi interiori, quelli nebbiosi.
Ho tasche stracolme e bucate, qualcuna la perdo per strada, ma non me ne accorgo.
Non le ricordo tutte. Le metto lì a far polvere, a volte. Poi ogni tanto ritornano e brillano, altre volte no.
Alcune le ficco in borsa sottolineate male, con la matita che le ha coperte a metà, goffa e disordinata.
Altre le appunto sulla mano, tra le linee, gli anelli e la pelle.
Altre ancora le ho perdute per sempre e ne ho dimenticato persino il suono.

 

Proteggo
Ovunque
Comunque
Abbraccio
Rimbomba
Zia
Futuro
Fatica
Ferita
Fisiologico
Oggi
Qui
Ora
Noi

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Passi

Il divenire semplice delle cose, nel suo manifestarsi e costruirsi, trova spazio in una casa luminosa nel quartiere dove siamo cresciuti, in anni diversi, con età diverse, in modi diversi. Ma lì.
Un semplice appartamento di città, con spazi da pensare e colori da scegliere.
Nulla di stupefacente, nulla di ribelle, nulla di che.
Tutto per noi. Che desideriamo cose semplici, di chi pensa che poi le persone siano l’unica cosa che conta davvero, ovunque sia, comunque sia.
Non sappiamo dire se sia il modo giusto di vivere, né vogliamo che lo sia. Sappiamo che è il progetto umile che portiamo avanti io e te, nella consapevolezza dolce e forte che solo la vita insieme può riservarci le sorprese più grandi, per noi, per quel che sarà.

Dopo l’amore

Un ciuffo di capelli scuri ti cade sulle ciglia: si arriccia stremato, come un fiore a riposo dopo un vento forte.

Gli occhi, solitamente azzurri, si riempiono di un blu intenso, di mare di notte, di tregua dopo l’onda alta.

La pelle sa di buono, di nuvola stanca al crepuscolo che si appoggia morbida sulla notte.

Le labbra socchiuse respirano piano, sorridono con dolce fatica in risposta alle mie, come se la vita intera si fosse appena concentrata tutta lì: il sole, la luna e le stelle tutte.

Con la mano ti sfioro pianissimo… Tu non ti muovere, non cambiare espressione, resta così.
Ti sfioro pianissimo. Sento il mondo intero tra le dita.
Dio quanto sei bello.

Corallo nell’onda

Ho sentito le guance diventare rosse. Ho abbassato lo sguardo, ma i nostri visi erano talmente vicini che la fronte ha trovato le tue labbra. Con un sorriso grande, ti ho guardato di nuovo.
Minuti di silenzio e dei tuoi occhi fissi nei miei, un mare calmo e limpido a guardarmi, acqua blu che diventa distesa di luce brillante sotto al sole.
Non hai detto nulla per un tempo meravigliosamente lungo, mi hai accarezzato i capelli e la guancia – rossa. Ho visto pensieri felici passarti nello sguardo, come barchette in quel mare, silenziose e lente, con le vele bianche e sogni di grandi avventure nei timoni.
Ed eccomi, ancora più rossa. Rossa sabbia di corallo alla tua riva, accarezzata dal tuo ondeggiare dolce, persa nel mischiarmi e rivoltarmi ad ogni tuo sussurro d’acqua, ad ogni sbattere di ciglia.
“Sei bella”, mi hai detto.
Voce dal mare, canto di conchiglia, leggero fragore di scogli.
“Ti amo”, ti ho detto.
Amore di corallo nell’onda, guance rosse e occhi blu.

Per una come me

Per una come me basta ascoltare Cara per sentire la vita che c’è proprio ora, l’attimo, questo, proprio questo, non prima, non dopo, esattamente questo, qui, adesso, così.
La vita in pochi secondi di inciso o ritornello, in una variazione o in una parola detta con quella vocale lì, con quella consonante lì.
Il cuore si stringe, un brivido fa scattare dita e schiena.
Apnea. E vorrei che le parole e la musica in quel secondo lì prendessero forma e sostanza, per poterle stringere e stropicciare, farle mie e amarle, in un amplesso di poesia senza fiato, senza mondo, senza tempo, senza altro.
Tutto si annulla e tutto si crea in quel minuscolo passaggio.
Ne percepisco le potenzialità enormi, sento che potrebbe cambiarmi la vita, non so come, né perché, ma lo so, lo sento, lo vivo. Sento che se gli permettessi di possedermi ogni giorno, ogni momento, allora la vita sarebbe mia e potrei farne qualunque cosa.
Per una come basta una canzone come Cara per fare l’amore tante volte, per vivere la libertà dello spirito in un solo secondo.

Pensieri (su di te) in dormiveglia (su di te)

Il tuo braccio mi fa da cuscino, lo sento sotto la nuca.
I miei capelli avvinghiati alla tua pelle, incastrati tra i tuoi nei.

Quella forma di sicurezza che i miei occhi stanchi avevano smesso di cercare
– convinti di poterne fare a meno, convinti che se anche fosse arrivata non le avrebbero mai creduto –
è nata dalla terra per caso, come i fiori più belli, lungo la strada, sotto un sole a caso, di una stagione a caso.

Oggi il mio respiro si calma con il tuo.
Prende il ritmo delle vene, del sangue, del cuore che vivono in te e in quel braccio che mi stringe piano
e ci si abbandona, con un dolce stupore di certezza.

Nel vivere insieme c’è questo vantaggio grande di potersi accordare a vicenda,
così da diventare intonati in due o stonati in due – purché sia sempre in due.
Ché poi ad una melodia dolce ci si torna sempre, con pazienza e comprensione, con complicità e sincerità.

E allora non mi servono plateali dimostrazioni d’amore, non mi servono poesie o canzoni.
La dimostrazione più grande è l’essere disposti a sfondare muri costruiti in decenni.
È il prendermi per mano e farmi guardare attraverso, tra le fessure dei mattoni spezzati.

Il tuo amore lo leggo in questa forza e in questo coraggio.
Li hai tirati fuori per me, fin dal primo giorno.
Quel primo giorno in cui avresti potuto semplicemente mettere un altro mattone e fuggirmi.
Quel primo giorno in cui hai scelto la via più incerta, la via dentro. La nostra.

Nuove esperienze

Un Amico, caro e prezioso, mi ha proposto di scrivere qualche recensione molto libera, su un sito di scrittura.
Oggi ha pubblicato il mio primo articoletto, molto ingenuo e sereno, ma decisamente sentito.
Nuove esperienze, emozionanti e interessanti, prendono il via! Poi con un Amico che ti presenta così, non si può che partire bene.

Lanterne

Se quel che manca di più è la presenza di persone care, quel che brilla di più è la presenza di nuove persone care.
Nessuno prende il posto di nessuno (chi potrebbe mai farlo? Chi potrebbe mai volerlo?), ognuno se ne crea uno tutto nuovo, senza colmare buchi, ma solamente illuminadoli un po’.
Nella radura di anni fa, con anfratti bui e spinosi, ora c’è vita. Persone. Con i loro volti, le loro storie, le parole e i gesti (più gesti, che parole; più abbracci, che belle frasi), l’affetto, le luci.
Persone lanterna che scaldano le ombre.
Vorrei fermare il tempo, oggi.
Vivere di questa luce gialla di vita e realtà, senza timori, senza allarmi o sorprese.
Senza allarmi o sorprese.
Per favore.